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La fotografia, tra l'amatoriale e il professionista

Con l'avvento delle fotocamere digitali accessibili a tutti e facili da usare, la fotografia, in particolare la digitale, é divenuta immensamente popolare. L'idea di evitare le spese di sviluppo e stampa che prima erano abbastanza alte,ha fatto si di poter fare grandi quantita' di fotografie, senza essere appunto penalizzati economicamente. Cio' pero' può essere controproducente.

Se da un lato e' aumentato a dismisura la mania dello scattare, e ciò si vede dai numerosi siti web stracolmi di foto creative sperimentali, dall'altro viene incoraggiato un approccio occasionale e fortuito, della serie: continua a scattare che prima o poi uscirà fuori una immagine che potrà interessare. Ciò scaturirà non più un bisogno di imparare.

Enzo Gnasso, aversano di origine e piemontese di adozione, ha iniziato ad avere la passione della foto nel 1972, all'eta' di 8 anni, subito dopo aver avuto il permesso dal padre ad utilizzare una vecchissima macchina anteguerra (Filma con focale fissa in b/n con possibilità di soli 7 scatti e una Agfa del 1935). Successivamente nei primi anni 80 e' passato alle reflex (Olympus OM -10 e poi Canon AE-1 Program) per poi passare al digitale verso la metà degli anni 90, quando moltissimi erano scettici di questa nuova tecnologia, ritenendola solo un artifizio per abbellire le foto che subito dopo lo scatto presentavano delle brutture. Adesso i più sono dell’avviso unanime che qualsiasi foto scattata ha comunque bisogno di un lavoro di post-produzione.

Enzo Gnasso non è un professionista, ma solo un "fotografo per passione" e nonostante avesse frequentato anche un corso avanzato di fotografia, concorda per la soggettivita'� delle inquadrature, degli scatti e dell'uso dei numerosi accessori fotografici, ritenendo indispensabile solo la conoscenza tecnica della propria macchina e invece del tutto personale ciò che si vuole fotografare, in cui trasmettere il proprio stato d’animo.